L’uomo che scopava i pupazzi

23 Giugno 2010 Nessun commento

puppet

Ci sono uomini che sussurrano ai cavalli (non si sa esattamente cosa) e altri, come il protagonista di questo racconto, che scopano pupazzi.
Il peluche è innanzitutto uno dei giocattoli preferiti dai bambini di tutto il mondo, essendo facile da afferrare e da toccare fin dai primi mesi di vita (vi ricorda qualcosa d’altro anche, vero ?). La sua morbidezza soddisfa il bisogno di coccole e di tenerezza che caratterizza ogni bambino : abbracciare un peluche per sentirsi più tranquilli la notte è un gesto che tutti abbiamo compiuto nella nostra infanzia, un pò meno, forse, abbracciarne uno per poi ritrovarsi a combattere con un imponente erezione che si fa strada nel pigiama.
È anche molto frequente che un bambino si faccia letteralmente accompagnare dal proprio peluche in tutte le attività della giornata, portandoselo a tavola, in bagno, magari all’asilo o a scuola nascosto nella cartella come supporto morale o esposto sul banco, per poi farsi deridere da qualche compagno un pò più sveglio e maturo.
Ma da qui si capisce come il peluche acquisisca per il bambino il ruolo di un vero e proprio amico, compagno di giochi e di vita. Avere con se il proprio pupazzetto può significare sentirsi più sicuri anche se si è lontani da casa, perchè esso ricorda in qualche modo l’ambiente sicuro e protetto della famiglia. Non a caso i peluche sono fra i giocattoli più utilizzati nei reparti pediatrici : essi possono addirittura aiutare i medici a spiegare ai bambini, senza spaventarli e anzi rassicurandoli, le terapie che magari dovranno affrontare per combattere qualche malattia, o prima di un’operazione. Anche in seguito ad eventi catastrofici di vario genere, i peluche sono di solito i primi oggetti regalati ai bimbi per cercare di offrire loro conforto.
Certo la passione per i peluche, in molti casi e questo in modo particolare, non si esaurisce con la fine dell’infanzia, anzi, sono moltissime le persone che collezionano per tutta la vita i peluche e i pupazzi più strani e non si stancano mai di acquistarne, o riceverne in regalo, di nuovi.

Questa é la storia di Bernardo. Un uomo ormai quarantenne ma che ha congelato il tempo all’età dell’infanzia, apportando un forte interesse sessuale tipicamente da adulti, ma nei confronti degli stessi pupazzi che lo confortavano da bambino :
Mickey Mouse, Barney il dinosauro, Zio Paperone , Alf , questo é il quartetto delle meraviglie a cui è da sempre affezionato e che lui considera ormai le sue fedeli puttane.
La cosa che a me fa più senso non é tanto il fatto di immaginare quest’uomo a fare sesso con un peluche, per quanto vi assicuro che non mi lascia comunque indifferente, ma constatare come siano tutti animali o iconografie prettamente maschili. Non lo vedrete mai fare un 69 con Jessica Rabbit, ma potrete trovarlo sicuramente nella posizione dello smorzacandela con Barney il dinosauro.
Non é attratto dall’idea di prendere il pupazzo di Minnie a grandezza naturale e poi sodomizzarla come mai Mickey Mouse si é sognato di fare, no e ancora no, ma impazzisce al pensiero del nasone di Alf, a forma di pene , che lentamente lo ispeziona analmente mentre lui, Bernardo, dice al simpatico alieno Peluche quanto in realtà sia un birbantello.
Bernardo non è esattamente il prototipo della bellezza. È la classica tipologia di uomo alla quale, se una donna si avvicina, è per chiedergli un’informazione o un passaggio, e se si mostra interessata è sempre ed esclusivamente per un secondo fine. Un favore magari, o il fatto di lavorare insieme e dunque preservare un buon rapporto professionale, con lui possibilmente sottomesso da lei. Poi ci sono anche donne che, se proprio devono esprimere un pensiero in merito a Bernardo, dicono le fatidiche parole anti scopata « simpatico » o peggio ancora « gentile ».
Se la donna vede in te soltanto un simpatico amico disponibile e gentile, allora molto probabilmente tu come uomo sei l’equivalente utile di un pupazzo. Perché la donna, prima di tutto, deve vedere un uomo e poi, soltanto dopo, decidere cosa farne e come collocarlo.
Bernardo però, in tutta risposta, non sembra particolarmente interessato alle donne, creando così una reciproca simbiosi di stimata indifferenza. Se un amico gli propone un’uscita a quattro, aperitivo o cena che sia, la risposta di Bernardo è quasi sempre negativa. È uno di quelli sempre impegnato nonostante non abbia sostanzialmente niente da fare. Spesso timido e impacciato con le donne anche perchè loro, al contrario dei pupazzi, possono farti domande e rispondere autonomamente a quelle che gli vengono poste. Possono non mettersi a ridere di fronte a quella che per te sembra una geniale battuta, guardarti perplesse mentre non riesci a finire nemmeno di raccontare una barzelletta che soltanto tu trovi divertente, ridendo da solo ancor prima di rivelare il presunto divertimento.
Bernardo, invece, fa dire ai pupazzi esattamente ciò che si aspetta di sentirsi dire. Li fa ridere se lui pensa di aver detto qualcosa di divertente, fa si che lo riempiano di complimenti quando pensa di essere brillante, li fa sembrare tristi e malinconici per convincersi di essere desiderato, e dunque animandoli di entusiasmo quando rientra a casa e sornione dice « papà è tornato ! »
C’è il tempo delle mele, per le ragazze, e il tempo delle seghe tipicamente maschile e che ha il suo boom di massima espressione nei periodi dell’adolescenza.
Ovviamente anche Bernardo ci è passato, ma in modo diverso. Mentre i ragazzini si scambiavano di nascosto film pornografici rubati al padre, scaricati da internet quando ancora non c’erano i siti in streaming, o semplicemente guardando un qualsiasi balletto sexy di qualche programma televisivo carico di provocanti donzelle in cerca di un primo piano e un articolo su Novella 2000.
Dunque mentre i ragazzini normali crescevano imparando a memoria i nomi delle pornostar, sia le migliori che le peggiori qualsiasi cosa purchè mostrassero tette e culi, Bernardo quando decideva di masturbarsi amava guardare una puntata del Muppet Show e iniziava a darci dentro come fosse una prova olimpionica.
Il suo idolo era l’alieno Gonzo, che non a caso è paradossalmente un genere di categoria di film porno, e che tutt’ora rappresenta un suo grande riferimento erotico.
Spesso si eccita anche a far accoppiare i pupazzi tra loro, mentre lui guarda da compiaciuto e navigato voyeur e dice loro cosa desidera che facciano.
Situazioni in cui Kermit la rana sodomizza i Teletubbies, messi in fila indiana uno accanto all’altro, mentre la rana peluche gli zompa sopra saltando da uno all’altro come fossero foglie in uno stagno. Tigri impegnate in un rapporto orale con Garfield, il pupazzo di Homer Simpson che resta con il membro incastrato in una bottiglia di Duff mentre Pee e Poo gli chiedono di farsi fare la pipì addosso e lui che ovviamente non può, mentre Hello Kitty prende a parolacce il pupazzo di Hello Spank. L’elefantino Grisou che si fotte alla pecorina tutta la collezione dei coniglietti di pasqua in un’orgia di barriti e zigate. Il corvo Rockfeller che ogni volta che vede il membro eretto di Bernardo si finge impressionato e comincia a spernacchiare, ovviamente sempre con la voce di Bernardo. Ogni tanto si concede anche a semplici effusioni e affettuose coccole, quando si sente particolarmente solo e vuole esprimere tenerezza, ma in quei casi va nella stanza degli ospiti a sdraiarsi insieme al peluche di un panda gigante e un koala, mangiando caramelle all’eucalipto con in sottofondo di musica tribale.
Il suo letto è completamente invaso da pupazzi e questo, considerando il fatto che ha 40 anni, assume un significato piuttosto inquietante anche ignorando la componente sessuale e perversa.
Colleziona anche dei peluche molto più ambigui ed espliciti, dei veri e propri gadget per intenditori, ma che tiene nascosti sotto chiave perchè non vuole che la madre si faccia strane idee mentre gli riordina la stanza :
Peluche a forma di pisello di 50 cm, è si un pene ma soprattutto un morbido cuscino. Ciabatte rosa a forma di pisello con punta a glande rossa, manette rosse di peluche, scatola a sorpresa con pisello che, una volta sorpreso, si mette a fischiettare allegramente. Possiede una tuta di Latex aderente che ama indossare quando vuole essere parodistico denominandosi « Cazzwoman », questo prima di penetrare brutalmente Teddy Ruspin e Winnie The Pooh, che li costringe di ripetere lussuriosi « vogliamo il miele Bernardo, riempici di miele ».
Per quanto il gusto della perversione sia un elemento necessario per rendersi curiosi nei confronti del sesso, tenendo sempre accesa la fiamma del desiderio e della passione, il calore dela lussuria e la voglia di trasgredire, certi casi sono veramente difficili da spiegare. Si possono sicuramente accettare, ma non sempre si riescono a comprendere. Se mai vi capiterà di conoscere un tizio del genere il mio consiglio è sempre quello di tenersi abbastanza lontani dai pupazzi, non farci giocare i figli con il rischio che restino misteriosamente incollati al peluche, o che il giorno dopo degli strani brufoli e irritazioni della pelle ne invadano il viso o le mani solo per aver giocato con uno dei pupazzi della casa di Bernardo.
Un uomo comune, simpatico e gentile, uno che potreste incontrare ovunque e in qualsiasi momento. L’uomo che scopava i pupazzi.

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 Quando ti ritrovi a combattere una guerra non riesci più a distinguere buoni e cattivi, l’unica cosa che conta è cercare di rimanere vivi . Non sai cosa aspettarti fino a quando non cominciano a fischiarti le pallottole a pochi centimetri dalla testa. Soltanto a quel punto ti accorgi di dove sei finito e cosa stai facendo, i proiettili che fischiano sono come le lancette di un orologio che ti distrae dal sonno, le prime volte quel rumore ti infastidisce così tanto che non riesci a pensare ad altro ma poi ci fai l’abitudine e non ha più importanza. Con il tempo cominci a muoverti con disinvoltura in mezzo a tutti quei fischi di morte, corri per non farti prendere e inizi a sentirti come se tu fossi dentro un videogioco di guerra o un set cinematografico. Cominci a divertirti e stare al gioco.
La paura dell’inizio lentamente si trasforma in abitudine e più il tempo passa più tu avrai bisogno di nuove scariche di adrenalina per continuare a giocare. All’inizio ti spaventa anche la vista di semplici civili, con la paranoia di non sapere mai chi si ha di fronte temi continuamente di essere finito in un’imboscata. Sei pieno di ideologie e buoni propositi, pensi che i civili siano vittime innocenti di una guerra in cui loro sono costretti a convivere ma poi, con il tempo, ti accorgi che molte di queste persone non sono poi tanto innocenti. Quando vedi un tuo compagno di squadra saltare per aria all’improvviso durante una perlustrazione, i suoi arti che schizzano nel cielo e le budella che ti piovono addosso, e poi in preda al panico vedi dei ragazzini che esultano con un telecomando in mano, come nei videogiochi, e realizzi che quel telecomando è l’ordigno che ha fatto saltare la carica esplosiva sotto i piedi del tuo compagno…beh, a quel punto tutte le certezze e le ideologie che ti portano a combattere una guerra in nome della giustizia, per salvare un popolo da un’oppressione terroristica, politica, o dittatoriale, ogni convinzione su chi siano i buoni e i cattivi vanno a farsi fottere. Quando vedi donne, semplici casalinghe con i sacchi della spesa in mano che si fanno saltare per aria nei posti di blocco, addosso ai militari che sono lì per proteggere quella donna e il suo popolo, beh, quando vedi certe cose inizi a vedere il nemico ovunque.
Cominci a fregartene di fare distinzioni tra buono e cattivo, vuoi soltanto restare vivo e vedere morire tutti gli altri. Uccidere diventa una valvola di sfogo per cercare di non impazzire, capisci che sparare a qualcuno è l’unico possibile tentativo per la tua salvezza. Cominci a odiare tutto nel profondo del tuo cuore, ogni tua azione è alimentata dalla rabbia e diventi ogni giorno sempre più cattivo, tutto ciò che ti circonda è violento e immorale. Se sopravvivi ai primi tre mesi di una guerra qualsiasi, la tua mente diventa un ordigno esplosivo e il tuo cuore è la carica che lo innesca.
Non vedi l’ora di uscire ad uccidere qualcuno, ti fa sentire forte e ti concede l’illusione di poter vincere davvero, se ogni giorno qualcuno muore e tu resti vivo puoi cominciare a sentirti immortale.
La morte ti fa sentire vivo e allora esci a sfidarla in qualsiasi momento, senza più paura, forse perché vuoi davvero mettere alla prova la tua vulnerabilità. Smetti di correre e urlare e cominci a camminare tra i proiettili, ogni sibilo ti fa sentire più forte, quel fischio diventa come una droga e ti convinci sempre di più che le pallottole non possono colpirti. Non senti più il bisogno di fuggire, niente più conati di vomito alla vista del sangue e di arti mutilati, donne e bambini sgozzati e squartati come bestie non ti provocano più alcuna reazione emotiva, nessun tipo di shock psicologico, non provi più niente per nessuno perché ormai sei abituato a tutto e non te ne frega niente. Ed è proprio a quel punto che diventi un vero soldato, quando prendi consapevolezza che non sei obbligato a morire per andartene all’inferno, perché l’inferno è qui sulla terra, tutto intorno a noi che ci camminiamo in mezzo con fare indifferente, è dappertutto e non serve morire per scoprirlo, basta aprire gli occhi e cominciare a guardarlo. Ovunque e in nessun dove. ut
La guerra ti fa diventare uomo perché smetti di preoccuparti della vita e dei suoi piccoli problemi quotidiani, ogni mattino ti svegli e scopri che uno dei tuoi compagni è stato fatto a pezzi in un attentato, pensi al fatto che potresti essere tu ma te ne freghi, perché sei ancora vivo e stai per uscire là fuori, in mezzo a quel delirio di fischi e boati nemmeno tu fossi sul palcoscenico del più grande teatro del mondo con la platea che si produce in tutto quel baccano.
La certezza che anche quel giorno ucciderai qualcuno e tu tornerai a dormire qualche ora sulla tua branda ti fa sentire quasi felice. Perché sai che da domani, grazie al tuo intervento, ci sarà qualcuno in meno che potrà andarsene in giro ad uccidere. Fino a quando non beccano anche te e non resterà più nessuno. La guerra però ti fa davvero diventare uomo e di questo te ne accorgi quando improvvisamente ti caricano su un aereo e ti rispediscono a casa. Ti riconsegnano alla tua vita di prima con la pretesa di fingere che non si accaduto nulla, devi tornare a casa e comportarti come l’uomo che eri un tempo, prima di aver conosciuti l’inferno e avere vissuto per la morte.
Ti riportano a casa e ti congedano con una pacca sulla spalla mentre apprendi che nel frattempo sei stato licenziato e dunque la vita di prima non è più possibile, nemmeno se uno volesse per davvero.
Scopri che la tua fidanzata non è più tua, appartiene a qualcuno che tu nemmeno conosci e lei si sente a disagio anche soltanto a risponderti al telefono. A casa a fare nulla comincia ad annoiarti e non riesci a fare a meno di pensare ai tuoi compagni al fronte, vuoi sapere chi ha preso il tuo posto, vorresti tornare lì per continuare a sentirti vivo, quando tutto ciò che ti circonda sembra morto dentro. Ognuno preso dai suoi piccoli problemi, il mutuo della casa, la rata della macchina, pianificare le vacanze estive già a novembre e non riuscire a decidersi su dove andare e litigando con la propria ragazza per mettersi d’accordo, tuo padre che insulta tua madre perché per cena voleva un bel piatto di spaghetti invece delle patate con il pesce, amici che non sanno dove prenotare il tavolo in discoteca, ragazze che smettono di mangiare perché si sentono incomprese dal mondo e ragazzi che si impiccano per dei brutti voti presi a scuola, il vicino di casa che ogni giorno ripete di essere stanco perché non sa che altro dire a parte che in ufficio dalle 09.00 alle 17.00 lavora troppo e si sente stressato, vecchi amici che sono rimasti sempre quelli di un tempo con gli stessi vestiti e le stesse abitudini ed escono di casa soltanto per fumarsi una canna dopo l’altra per crearsi un obiettivo. E tu sei fermo in mezzo, ti senti escluso, sei radicalmente cambiato e hai bisogno di emozioni forti per continuare ad andare avanti tra solitudine e disagio. Tutto ciò che un tempo ti apparteneva, convinzioni e beni materiale, ora si sono sgretolati insieme agli arti dei tuoi compagni di plotone saltati per aria. Sei addestrato ad uccidere e a restare vivo e tutti quelli che ti circondano in civile, lontani dalla guerra, non sanno assolutamente nulla né della vita né della morte. Nell’esercito sei libero, non pensi a nulla, vieni travolto dalle circostanze e ti adegui ad ogni situazione senza poterti permettere alcun tipo di pensiero e distrazione, ogni momento della tua vita è azione e movimento.
Agire prima di pensare. Senti il bisogno di uccidere e sparare a qualcuno, cammini per le strade di una città e tutte quelle voci di finto benessere ti creano un rumore assordante dentro il cervello, vorresti diventare sordo o tornare a immergerti nel suono delle bombe, il fischio dei proiettili, le urla dei vincitori e le grida dei vinti, vuoi tornare lì perché non sei più capace a fare altro.
Non sopporti le continue lamentele di chi non ha visto nulla, i piagnistei di chi si alza la mattina e vive ogni giorno lo stesso giorno, i dibattiti televisivi su cosa è giusto e cosa e sbagliato, ridi in faccia a quelli che dicono buono o cattivo senza avere visto e sentito nulla, senza avere capito che nel bel mezzo dell’inferno non c’è più nessuna logica di morale e retorica, non c’è più paradiso o terra o purgatorio, c’è soltanto morte e sopravvivenza, i proiettili sono l’unica politica in grado di stabilire la legge del più forte. Non ci sono buoni e cattivi perché tutti sparano, tutti uccidono, tutti stuprano e tutti rubano, è questo che si fa per vivere, laggiù, come animali senza più legge per te che sei un soldato e un combattente tutto questo va ben oltre la politica, diventa ogni giorno una sfida con te stesso e il tuo destino, un gioco che può diventare pericoloso perché si ci passi troppo tempo non potrai mai più tornare indietro. Niente sarà più come prima. E se dopo averti rubato la vita e non riescono a restituirtela esattamente come l’hai lasciata, oltre al fatto che ormai sei cambiato, allora come minimo devono continuare a permetterti di combattere, perché ormai sei diventato uno strumento di morte e quel mondo è l’unico che ti appartiene e può evitarti di finire impiccato nel garage di papà o a spararti un colpo in bocca con l’arma di ordinanza, o barricarti in un ufficio con degli ostaggi unicamente per sentirti ancora parte di quel mondo brutale, di quella vita fatta di emozioni forti e imprevedibili, molto più forti dell’animo umano, mentre spari a qualche poliziotto perché ti senti arrabbiato con le istituzioni, solo e disperato, perché nessuno di quel mondo può davvero capirti e comprendere perché tu abbia così tanto bisogno di tornare in guerra, ti vedono come un reietto o uno squilibrato e non ammettono le proprie colpe per aver creato conflitti che non hanno il coraggio di combattere in prima persona, lasciano che siano gli altri a sporcarsi le mani, gente come te, e quando te le sei sporcate per davvero pretendono che tu ti ripulisca come niente fosse e lasciano che questi combattenti, uomini valorosi e coraggiosi trasformati dalle circostanze, si ammazzino miseramente per sfuggire ad una vita normale che orma non gli appartiene più.
Morte e distruzione sono come una droga, come l’eroina, una volta che entri in quel tunnel ne sei totalmente dipendente e non riesci più a uscirne, neanche se ci provi, una volta entrato in quel tunnel scopri l’accesso per le porte dell’inferno e ti accorgi che il mondo non è quello che sembra, il mondo reale non è quello che hai visto e conosciuto e , ora che hai aperto gli occhi, non puoi più tornare indietro e resti solo con le bestie.

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28 Settembre 2008 5 commenti